Una politica culturale fatta di flop e di spot
Nei giorni scorsi l’assessore alla Cultura Franco Mancinelli è stato al centro di
una grande polemica sulle sue poco ortodosse affermazioni riguardo al
Moonlight Festival che poi ha dovuto smentire con pubbliche scuse. La “Lunga
estate degli anni Sessanta” è stata per l’ennesimo anno un flop vistoso, come
evidenziato da più di un osservatore. Fortunatamente la Fondazione Teatro
continua il suo lavoro e presenta, nel giro di breve, un doppio programma carico
di eventi. Ma, sottolineo “ma”, c’è qualcosa che non torna. Intanto, partendo
dalla prosa, la stagione in abbonamento è passata da cinque a sette titoli (caspita!
). La qualità è sempre garantita da AMAT ma… le giornate di spettacolo sono
quattordici invece che quindici, cioè una sola replica per spettacolo contro le tre
serate previste gli anni scorsi. Chiaramente aumenta la varietà dell’offerta, ma si
creeranno non pochi problemi per il pubblico. In particolare gli abbonati degli
anni passati erano intorno agli 800 spettatori. Da soli, dunque, i vecchi abbonati
occuperebbero di fatto tutte le due serate, escluso il loggione. Che succederà?
Plausibile che la Fondazione rinunci allo stesso abbonamento come forma di
fidelizzazione ma molti fanesi, amanti della prosa, andranno forse ad abbonarsi a
Pesaro come si faceva fino a qualche anno fa. Ma ora veniamo al tasto dolente. E’
stata presentata la stagione lirica-sinfonica. Come ci aspettavamo è successo
l’inevitabile. Bocelli, D’Intino, Marrocu, Canonici, De Candia, Praticò, Meoni,
Giordani, Siragusa, Rota sono tutti di una sola agenzia: Atelier Musicale srl
diretta proprio da Virginio Fedeli, la cui moglie, il soprano fanese Patrizia
Orciani, ha il fratello Giovanni in CdA. De Leo dice che a convincere gli artisti è
stato il progetto (quale? Vediamo solo una sequela di nomi, non un progetto
culturale) ma forse questi artisti sono stati persuasi da ben altro. Ma poi, il
direttore artistico che non prenderà nulla – è stato detto – dalla Fondazione
Teatro, percepirà qualcosa da quelli che sono anche suoi assistiti? Oppure
verranno gratis anche gli artisti di Atelier? Che cosa diranno i giornalisti di
settore, l’ARIACS e le altre associazioni di categoria? Come vedranno questo
fatto gli altri teatri dove gli stessi artisti operano con contratti ispirati alla
semplice contrattazione di mercato? Di più. Nelle ultime settimane De Leo ci ha
abituato a colpi di scena che ci fanno capire quanto oramai si sia calato nella
parte. Le sue stagioni, per i nomi (Bocelli su tutti) e per la conclamata
affermazione di voler fare produzioni, hanno dei costi non irrisori. Quali? Che
copertura finanziaria c’è?
Spera forse di ridimensionare altre attività
dell’amministrazione o ha in serbo altri assi nella manica? Li vuole calare o
quando? Bene hanno fatto alcuni consiglieri comunali a fare un’interrogazione
sull’annunciato auditorium da 3500 posti. C’è una sproporzione enorme tra
quanto prospettato e quelle che sembrano le reali possibilità di un comune come
Fano che risente della crisi economica. Provinciale, provincialissimo sarebbe se
il programma non fosse sostenuto con le dovute risorse e non dovesse dare quei
risultati qualitativamente adeguati che erano stati comunque raggiunti da
diverse iniziative della Fondazione degli anni passati. Dopo gli spot, i fatti?
Laura Serra
Coordinatrice Italia dei Valori – Fano



