Gentile Dottor De Leo,
non si è fatta alcuna polemica gratuita ma si sono inoltrate richieste di chiarimento
precise a cui lei ha risposto con evidente fumosità. Problemi di interpretazione della
lingua italiana? La questione della prosa è tecnica, non artistica. I dati presi sono quelli
della cartellina stampa dell’8 luglio pubblicati proprio dal sito della fondazione. Le
serate di spettacolo totali previste sono diciotto, a meno di un nuovo colpo di teatro. Gli
spettacoli in abbonamento sono sette ma le serate di spettacolo sono quattordici, cioè
due per titolo. E qui che vogliamo chiarimenti. Gli anni passati, dal secondo anno di
gestione di Rossi in poi, gli abbonamenti si sono mantenuti su uno standard non
conosciuto per Fano, tra i 750 e oltre gli 800 spettatori, nonostante la crisi. Tutti dati
arcinoti e presentati come vanto dalla giunta Aguzzi. Ora, un conto è suddividere gli
abbonamenti su tre giorni (cinque titoli per tre serate fanno quindici giorni di
spettacolo) e un conto su due (sette titoli per due giorni di spettacolo fanno quattordici,
e la matematica non è un’opinione): se tutti gli abbonati storici volessero rifare
l’abbonamento (quest’anno scade la prelazione), alcuni dovrebbero scegliere la
balconata e non rimarrebbero che una manciata di posti da vendere in un teatro che è
famoso per essere bellissimo ma non per essere altrettanto comodo. Cosa succederà?
Forse conta di scremare gli abbonati aumentando i prezzi (non appaiono stranamente
sulla cartellina stampa) o forse vuole togliere l’abbonamento giovani o l’abbonamento
scuole? Vogliamo una risposta “tecnica”. E ancora, di maggiore rilievo sono le questioni
sulla stagione musicale. Non è un conflitto di interesse che il direttore artistico abbia il
cognato in Consiglio di Amministrazione? Che sempre il direttore artistico faccia
l’agente e che i cantanti palesati in conferenza stampa si trovino al completo in Atelier
Musicale srl? (lei dice “in parte”, io dico “al completo” con unica eccezione la fanese
d’adozione Agata Bienkowska cui verrà affidata una scuola di canto della fondazione
come da sito internet; sottolineo che tutti i cantanti citati sono presenti sulle pagina
internet dell’agenzia). Come può la Fondazione farsi da garante di trasparenza nel
rapporto commerciale privato tra l’agenzia e i cantanti? Il riferimento agli altri teatri,
poi, è d’obbligo. Lei risponde che i conti della Fondazione sono “a posto” (che c’entra?),
anche questo un leitmotiv che si ripete da anni e che forse va ascritto – ci perdoni –
anche al merito dello staff della Fondazione e in particolare del suo collaboratore
amministrativo Fausto Schermi. Ma io sto parlando di etica del mercato, solo di questo,
e mi chiedo cosa diranno gli altri teatri e le altre associazioni di categoria sul fatto che gli
stessi cantanti che sono pagati altrove con cachet precisi determinati da libera
contrattazione vengano a Fano a prezzi più convenienti. Non si possono trovare forme
di collaborazione con Atelier Musicale srl meno discutibili? Leggiamo, poi, di rimborsi
che ci lasciano sbigottiti. Conferma che metterà a bilancio 25.000 euro per il direttore
artistico (che ha l’agenzia a Bologna ma è notorio che è praticamente fanese come da voi
stessi sottolineato) e 15.000 euro per il direttore musicale? Praticamente il rimborso
del direttore artistico equivarrebbe al cachet del vecchio sovrintendente. Forse il
direttore artistico passato, la signora Cedolins, ha sostenuto spese simili che le sono
state rimborsate dalla Fondazione? Per il resto non si preoccupi, la verrò a trovare con
molto piacere come è stato sempre un piacere venire a teatro anche per la grande
professionalità dello staff che lei ha avuto la fortuna di ereditare.
Laura Serra
Coordinatrice Italia dei Valori – Fano



